Il fallimento dell’Onu a Gaza è un ritorno alla barbarie

Con l’impotenza ammessa in questi giorni dalle Nazioni Unite nella Striscia la guerra torna a non avere più ne regole ne limiti

di Raffaele Crocco

E’ una ferita profonda. E’ una ferita che sa di morte definitiva, di speranza sepolta. Il fatto che l’Onu sia stata costretta a dichiarare il proprio fallimento, sospendendo le operazioni umanitarie a Gaza, rappresenta una linea di non ritorno per l’umanità. Esattamente come è la morte.

Sino ad oggi, dal 1946, in presenza di qualsiasi guerra, sapere che l’Onu c’era e ci sarebbe stata era l’unica speranza di sopravvivenza per milioni di esseri umani. Una speranza flebile, per carità, molto spesso contraddittoria e quasi sempre impossibilitata ad avere strumenti d’intervento davvero efficaci. Ma la speranza c’era e per chi vive sotto le bombe, minacciato dalle armi e dall’orrore, vedere la bandiera blu delle Nazioni Unite era importante, era un motivo per restare vivi. Dopo quanto accaduto a Gaza, con la resa dinnanzi all’impossibilità di operare in sicurezza, tutto questo non ci sarà più.

Vedete: l’esistenza stessa dell’aiuto umanitario, la possibilità per gli operatori di agire in territorio di guerra, si basava e si basa sul rispetto che, in qualche modo, le parti in conflitto avevano e hanno per l’azione degli uomini e delle donne dell’Onu e delle altre organizzazioni umanitarie. In questi mesi, Israele non solo non ha rispettato gli operatori, ma ha giustificato il proprio agire contro di essi accusandoli di essere schierati con il nemico. Come se curare i feriti o aiutare chi ne ha bisogno fosse un’azione militare o politica ostile. Con la sua crudeltà fredda, cieca e definitiva, Israele ha creato un precedente pericoloso e duraturo, in questi tempi di guerre diffuse e crescenti. Di fatto, Tel Aviv ha stabilito che le proprie necessità politico-militari vengono prima di qualsiasi cosa. Prima della vita dei 40mila civili uccisi dalle bome a partire da ottobre 2023. Prima della sopravvivenza di un milione e mezzo di piccoli palestinesi, di donne, di vecchi e uomini in fuga per la vita e ormai ridotti a fantasmi senza identità. Prima di ogni diritto internazionale sancito e riconosciuto da convezioni dichiarazioni, norme.

La volontà umanitaria – non parliamo di volontà politica, con le risoluzioni a favore o contro determinate azioni – dell’Onu e della comunità internazionale è stata cancellata, annichilita. Con la resa dell’Onu a Gaza, torneranno in qualche modo legittime le stragi, gli eccidi, le prigionie forzate, le occupazioni illegali di territori non propri. Con la resa di Gaza avranno ragione i dittatori sanguinari, le giunte militari, i pazzi che invadono altre terre, gli assassini di oppositori e ribelli. Con l’impotenza ammessa in questi giorni dalle Nazioni Unite, la guerra torna a non avere regole, limiti. Così, per colpa di Israele, grazie alla scellerata politica di un governo che si sente rappresentante del popolo eletto di un dio, il Mondo torna all’inferno, senza senza speranze e senza regole.

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