di Emanuele Giordana da Bangkok
Nonostante si trovi nell’epicentro del terremoto, la municipalità di Sagaing ha ricevuto molti meno aiuti e sostegno rispetto ad altre zone, come Mandalay o la capitale Naypyidaw. Lo denuncia la stampa vicina alla Resistenza che si oppone alla giunta militare birmana aggiungendo che la situazione è aggravata dalle continue interferenze dell’esercito. “Le squadre di soccorso delle regioni vicine come Monywa e Shwebo – scrive il quotidiano online Irrawaddy – sarebbero state ostacolate dalla milizia Pyu Saw Htee (pro-giunta ndr) e dai militari che hanno imposto rigide restrizioni al flusso di aiuti. Le squadre vengono interrogate e l’autorizzazione per le operazioni sembra essere sistematicamente bloccata”. Le notizie che provengono dal Myanmar sono confuse e per altro la giunta ha respinto le richieste di ingresso dei media stranieri citando difficoltà dovute a mancanza di alloggi, interruzioni di corrente, carenze idriche, indisponibilità dei funzionari impegnati dal post terremoto. Ciò non di meno qualcosa sta accadendo. Come ci conferma Paolo Tedesco della Ong italiana “Asia”, attiva in Myanmar da anni e che ha forti legami di cooperazione con l’area del Sagaing, la regione più colpita. Nelle zone che assiste, racconta Tedesco, si è invece aperto uno spiraglio e la sua organizzazione ha potuto far muovere i suoi mezzi da Yangon, a Sud, al Chin, nel Nord del Paese
State insomma riuscendo a fornire assistenza in loco
Stiamo cercando di arrivare a tutte le comunità che ci è possibile raggiungere perché se i danni maggiori come numero di vittime sono nelle città, il disagio maggiore si vive però nelle campagne perché queste persone sono completamente isolate e i villaggi tagliati fuori da ogni forma di assistenza. Manca tutto: cibo, medicinali, coperte. Stiamo riuscendo però a muovere i nostri camion e questa volta non abbiamo avuto problemi di permessi ma semmai problemi legati alla logistica e alla condizione delle strade. La giunta ha decretato lo stato di emergenza e consente i permessi per attraversare il Paese ed è la prima volta che succedere. Il Governo clandestino ha annunciato una tregua di due settimane. Spero che questa situazione si mantenga e si vada magari anche verso una soluzione negoziata più estesa
E’ vero che molta gente aveva lasciato Mandalay prima del sisma?
A Mandalay ci sono persone che ormai vivono per strada e senza possibilità di riparo; un numero veramente alto. In effetti dopo le recenti offensive della Resistenza in questa zona, che è stata praticamente accerchiata, molta gente se ne era andata: i più ricchi verso le città, molti altri verso i villaggi per cui fortunatamente Mandalay è molto al di sotto del suo standard. Ma le città, i grandi centri, i capoluoghi di provincia sono stati fortemente colpiti. Inoltre la macchina del soccorso statale è stata lenta e per altro ce lo aspettavamo. Già provata dal tifone Yagi e prima ancora da altri eventi, questa volta è stata veramente al di sotto delle necessità. Quanto agli aiuti internazionali li stiamo ancora aspettando. Abbiamo visto l’Ordine di Malta, due brigate cinesi e una indiana
Eppure le promesse sono tante
Qualcosa è arrivato e la dichiarazione di stato di emergenza ha aperto le strade e soprattutto ha dato la possibilità ai mezzi di soccorso di raggiungere diverse zone. Quindi la condizione ci sarebbe ma gli aiuti promessi ancora non li si vede. Abbiamo sentito il presidente Mattarella e abbiamo appreso dei due milioni e mezzo messi a disposizione da Ursula von der Leyen. E ci crediamo. Persino il presidente americano Donald Trump ha detto che l’America è pronta a sostenere (2 milioni ndr). Cosa strana perché un mese e mezzo fa aveva aveva invece bloccato tutti i fondi di Usaid mettendo la popolazione sfollata in una situazione di pericolo di vita, per via dei tagli dei finanziamenti alle Ong che stavano aiutando la popolazione.
In copertina la Faglia di Sagaiing
Nel testo: Paolo Tedesco, foto di V. Caretti