La giunta birmana lancia una tregua e bombarda

Atteso oggi a Bangkok il capo militare Min Aung Hlaing

di Emanuele Giordana inviato nel Sudest asiatico

La giunta golpista birmana ha deciso ieri in tarda serata di lanciare una tregua temporanea dal 2 aprile  sino al 22. Tregua che fonti locali ci confermano essere già stata violata mentre il capo della giunta militare Min Aung Hlaing è atteso oggi a Bangkok per partecipare al Bimstec (Iniziativa del Golfo del Bengala per la cooperazione tecnica ed economica multisettoriale). Si preparano manifestazioni contro di lui in agenda per domani. Arriva in una capitale dove il  governo tailandese ha dato mandato di indagare sui progetti edilizi collegati all’appaltatore cinese le cui squadre (thai e birmane) lavoravano all’edificio in costruzione crollato a Bangkok durante il terremoto con epicentro in Myanmar di venerdì scorso. In Thailandia insomma, dove i danni del terremoto che ha sventrato il Myanmar centrale il 28 marzo si limitano nella capitale soprattutto all’edificio in costruzione crollato, è il tempo delle polemiche che ancora tengono banco perché, tra Birmania e Thailandia, c’è una differenza fondamentale.

In Thailandia c’è libertà di espressione, benché sotto tutela. In Myanmar no. I giornalisti birmani lavorano in condizione di clandestinità se non sono sostenitori del governo golpista che ha rovesciato il governo Aung San Suu Kyi nel 2021 e che ha appena vietato l’accesso ai reporter stranieri. A Bangkok c’è invece un club della stampa estera, ci sono televisioni, fotografi, cameraman e libertà di movimento. Il risultato è che del palazzo crollato a Bangkok sappiamo tutto ma del sisma di potenza 7.7 che ha colpito e devastato il centro della Birmania non sappiamo quasi nulla. Un ecosistema dell’informazione inquinato all’origine da una feroce dittatura che si è declinata in quattro anni di guerra civile.

Quel che sappiamo lo dobbiamo alle notizie ufficiali, che sono forse attendibili solo sul numero di morti (oltre 2.700) mentre per tutto il resto – bisogni, necessità, aree colpite, guerra – bisogna affidarsi, ma anche qui con cautela, alle notizie che arrivano dalla stampa clandestina vicina alla Resistenza, gli unici occhi per vedere la realtà. E’ da queste fonti, accanto a qualche testimonianza che abbiamo potuto raccogliere, che cerchiamo di basarci per capire cosa sta accadendo in un Paese in guerra dove il rischio di un utilizzo politico degli aiuti umanitari è dietro l’angolo. Sappiamo ad esempio che quasi un terzo dei morti sono musulmani (in un Paese buddista al 90%) perché il sisma è avvenuto il venerdi prima della festa di Eid el Fitr e le moschee sono templi trascurati (in Myanmar i fondi vanno ai monasteri).

Sappiamo che la giunta continua a combattere e bombardare persino nelle regioni colpite dal sisma, mentre il governo clandestino (Nug) ha dichiarato due settimane di tregua e così hanno fatto alcuni degli eserciti etnici più importanti (la Three Brotherhood Alliance per esempio). Sappiamo che la giunta golpista ha sparato persino a un convoglio della Croce rossa cinese e che Min Aung Hlaing, il capo della giunta, ha dichiarato che i militari continueranno una difesa “necessaria” perché, sebbene gli eserciti etnici non stiano compiendo offensive, “sono ancora raggruppati e ricevono addestramento” e pertanto tutto ciò viene considerato come “azione di combattimento”. Dichiarazioni che fanno carta straccia di un possibile cessate-il-fuoco benché ieri sera la giunta (probabilmente su pressioni cinesi) abbia deciso di lanciare una tregua anche lei sino al 22 aprile. La macchina statale in mano alla giunta non sembra per altro in grado di gestire l’emergenza anche perché già provata da altri eventi catastrofici come il tifone Yagi (l’anno scorso e nelle stesse zone) e il ciclone Mocha nel 2023.

In copertina un manifesto contro il generale a capo della giunta

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