Algeria, l’Hirak torna in piazza

È ripresa la protesta del movimento, mentre si annunciano elezioni anticipate e la repressione sugli attivisti viene a galla

Il movimento Hirak torna in piazza. Per la seconda settimana consecutiva, i manifestanti, per lo più giovani, si sono riversati nel centro di Algeri, gridando slogan che chiedono “un’Algeria libera e democratica”.

Hirak ha appena compiuto due anni. La sua nascita risale infatti al febbraio 2019, come risposta alla candidatura al quinto mandato dell’allora presidente Abdelaziz Bouteflika. L’uomo forte d’Algeria, al suo ventesimo anno di presidenza, fu costretto a dimettersi nell’aprile 2019. A causa della pandemia da coronavirus, da marzo 2020 i sostenitori non erano più scesi in piazza, ma il movimento che ha scosso l’Algeria con le manifestazioni del venerdì, è proseguito nel web.

Il 22 febbraio gli algerini hanno di nuovo inondato le strade per celebrare il secondo anniversario del movimento. Una grande manifestazione si è svolta anche martedì 2 marzo ad Algeri e a Kherrata (Algeria orientale). Le ragioni del movimento ci sono ancora tutte e, anzi, come in altri casi, sono state esasperate dal Covid 19. Per far fronte al clima di protesta il presidente Abdemajid Tebboune, eletto nel 2019, è rientrato nel Paese dopo l’ennesimo ricovero in Germania e ha avviato dei colloqui con alcune forze politiche per un rimpasto della squadra di governo.

Il Presidente ha concesso la grazia a decine di detenuti dell’Hirak e ha annunciato lo scioglimento del Parlamento per andare ad elezioni anticipate, programmate per giugno. Tra le persone rilasciate c’è il giornalista Khaled Drareni, dopo 316 giorni  detenzione. Il rappresentante di Reporter senza frontiere per l’Algeria, corrispondente da Algeri per l’emittente francese TV5 Monde e fondatore e direttore del portale Casbah Tribune, è stato rilasciato nella serata del 19 febbraio. Le sue prime parole sono state: “Continuerò la mia battaglia per una stampa libera e indipendente”.

Arrestato il 27 marzo 2020, mentre stava coprendo una manifestazione di studenti nella capitale algerina, lo scorso 10 agosto Drareni era stato giudicato colpevole di “minaccia all’integrità del territorio nazionale” e “istigazione a manifestazione non armata” e condannato in primo grado a tre anni di carcere, ridotti a due in appello.

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Le violenze e i soprusi della polizia hanno scosso l’opinione pubblica algerina. Sabato 13 febbraio, gli attivisti di alcune ong algerine avevano protestato ad Algeri e istituito un comitato contro “la tortura e la violenza contro i prigionieri di coscienza e di opinione”. Walid Nekkiche, studente di 25 anni aveva infatti affermato di essere “stato torturato e stuprato da membri dei servizi di sicurezza”. Questa testimonianza ha suscitato un moto di indignazione in tutto il paese e ha costretto l’ufficio del procuratore generale del Tribunale di Algeri ad aprire un’indagine. Nekkiche era stato arrestato a fine novembre 2019 ad Algeri durante una marcia degli studenti dell’Hirak.

Numerose associazioni si sono organizzate nel ‘Comitato per la lotta alla tortura e alle condizioni disumane delle carceri dei detenuti in Algeria’, network che riunisce il Comitato nazionale per la liberazione dei detenuti (Cnld), il Collettivo di avvocati difensori per i prigionieri d’opinione e la Lega algerina per i diritti umani (Laddh). Secondo il Comitato nazionale per la liberazione dei detenuti restano in carcere, dopo la scarcerazione di Khaled Drareni, altri 31 attivisti.

Amnesty International ha esaminato i casi di 73 attivisti di Hirak, manifestanti e giornalisti sottoposti ad arresti e procedimenti giudiziari negli ultimi due anni solo per aver preso parte a manifestazioni pacifiche o aver espresso opinioni politiche sui social media.  Diversi attivisti che avevano criticato la risposta del governo alla pandemia da Covid-19 o avevano accusato il governo di usare le misure di confinamento per impedire le proteste di piazza, sono stati processati per violazione del lockdown o in base alla nuova legge sulle “fake news”. Nei procedimenti giudiziari a carico dei giornalisti, sono state presentate come prove delle informazioni private provenienti da app di messaggistica.

*La manifestazione del 2 marzo ad Algeri (fermoimmagine tratto da Twitter)

(Red/Est)

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