Bombe su chi migra/Scontro al CdS (aggiornato)

Il raid in un centro di detenzione in Libia ha causato decine di vittime. Migliaia le persone ancora bloccate. Bachelet: "crimine di guerra". All'Onu si litiga sulle responsabilità

Un bombardamento aereo ha colpito un centro di detenzione di migranti a Tajoura alla periferia orientale di Tripoli, in Libia. L’attacco al centro accreditato dall’Unsmil (la Missione di sostegno delle Nazioni Unite in Libia) ha provocato decine di morti e oltre 130 feriti. Intanto il Consiglio di Sicurezza a Palazzo di Vetro ha visto ieri uno scontro su chi attribuire la responsabilità, segno delle divisioni internazionali. Non si è dunque raggiunta una posizione comune di condanna del grave attacco.

Secondo un comunicato della stessa Missionedell’Onu in Libia  è la seconda volta i migranti vengono attaccati da un bombardamento. Accusato del raid è il sedicente Esercito nazionale libico guidato dal generale Khalifa Haftar. Le Nazioni Unite, tramite il Rappresentante speciale dell’Onu per la Libia, Ghassan Salamé, hanno definito il bombardamento come un crimine di guerra e hanno invitato la comunità internazionale a condannare questo crimine e a imporre sanzioni a coloro che l’hanno ordinato ed eseguito. I bombardamenti sono stati due, a pochi minuti di distanza l’uno dall’altro.

Secondo quanto dichiarato dall’Unhcr nel centro erano recluse circa 600 persone, in maggioranza originarie di Eritrea, Somalia e Sudan. Molti di loro si trovavano rinchiusi a causa dei rimpatri della Guardia costiera libica finanziata dall’Unione Europea. L’Unhcr in una nota ha condannato l’attacco e sollecitato le parti in guerra a risparmiare i civili, i quali “non possono mai essere un obiettivo”.  Secondo Medici Senza Frontiere i reclusi nei centri di detenzione in Libia sarebbero almeno 5.800. Per Unhcr, incluse le vittime di Tajoura, sono circa 3.300 i migranti e i rifugiati che restano detenuti in modo arbitrario dentro e fuori la città di Tripoli in condizioni che possono essere definite solo disumane. Inoltre, migranti e rifugiati restano esposti a un numero crescente di rischi, dato che nelle vicinanze gli scontri si sono intensificati. La notizia del bombardamento è arrivata dopo quella di 20 migranti morti per fame, sete e malattie nel centro di detenzione di Zintan. Da mesi ong, media e le stesse Nazioni Unite denunciano le condizioni allarmanti dei migranti nei centri di detenzione libici.

L’Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Michelle Bachelet, ha dichiarato che “Questo attacco può essere considerato  un crimine di guerra” agiungendo, riferisce l’emittente britannica Bbc, che è  stata la seconda volta che il rifugio è stato colpito, ha aggiunto.

Aggiornato alle ore 9.15 del 4/7/2019

(Red/Al.Pi.)

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