Colombia vs Venezuela. Incidente di confine

Dopo la guerra mediatica dei due concerti, la tensione è alta. Ma è davvero possibile oggi la spallata finale a Maduro? Per il momento, la giornata decisiva per il Venezuela produce più tensioni che rivoluzioni. Disertano quattro poliziotti, polemica sulla morte di due indigeni alla frontiera col Brasile e chiusura delle relazioni diplomatiche con Bogotà

Almeno un paio di camion di aiuti inviati dagli Stati Uniti con l’avallo di Colombia e Brasile, hanno tentato di passare la frontiera ma sono stati bloccati dale forze di sicurezza. Un camion è  stato  dato alle fiamme mentre altri ancora  restano bloccati ma si tenta una catena umana per far passare le merci attraverso il confine. Tensione alta, lancio di lacrimogeni e fuoco di pallottole di gomma per bloccare i dissidenti – diversi i feriti sia tra i civili sia tra le forze di sicurezza –  ma, sinora, non gli scontri che si temevano. Nella capitale intanto continuano le manifestazioni di sostegno all’una e all’altra parte mentre vengono confermati i due morti di cui già vi avevamo dato notizia. Il futuro resta molto incerto ma la “spallata” a Maduro altrettanto incerta.

Alla vigilia della data prevista per il tentativo di ingresso degli aiuti umanitari bloccati alla frontiera intanto, Juan Guaidò, autoproclamato presidente provvisorio, e capo dell’opposizoione al governo di Nicolàs Maduro, ha violato apertamente la disposizione a non lasciare il Paese, e ha attraversato a piedi il ponte di Tienditas, che mette in comunicazione Venezuela e Colombia. Si recava al concerto Venezuela Live Aid, promosso dal fondatore di Virgin, Branson, e che radunava più di 30 cantanti di gran fama in America latina. Lo scopo del concerto, annunciava Branson, non era politico. Si proponeva di raccogliere 100 milioni di dollari da investire in aiuti umanitari per il popolo venezuelano. La sera stessa, Guaidò è rientrato indisturbato in Venezuela.

Dal palco del concerto lo stesso poi Branson ha lanciato un appello per la fine della dittatura di Maduro, causando l’immediata sospensione della trasmissione del concerto sulle tv venezuelane. Maduro, da parte sua, ha lanciato il Festival Hands Off Venezuela – Giù le mani dal Venezuela – , “a difesa della stabilità e per la fine dell’ intervento straniero negli affari della nazione”.

Al momento in cui scriviamo, a parte questa mini-guerra di concerti, sulla frontiera vicino Cucuta, tutto quello che è avvenuto degno di nota è la diserzione di quattro membri della polizia di frontiera, tra cui un sergente, che ha dichiarato che “molti dei suoi compagni la pensano come lui, ma non disertano per paura”. In compenso i rapporti diplomatici con la Colombia sono al lumicino e per Maduro sono da considerarsi chiusi.

Nell’altro punto caldo, alla frontiera fra Venezuela e Brasile, secondo notizie d’agenzia, le forze armate venezuelane avrebbero ucciso due indigeni che partecipavano alle proteste, e ferito altre 15 persone che cercavano di mantenere aperto il confine del paese con il Brasile per le consegne di aiuti. Al riguardo, la Casa Bianca ha ammonito in una dichiarazione che: “Ogni volazione dei diritti umani da parte del presidente Nicolás Maduro e quelli che stanno seguendo i suoi ordini non rimarranno impuniti”.

(Red/Ma.Sa./T.G.) aggiornato alle 5.00 (ora italiana)

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