Embargo, il riso di Putin

di Andrea Tomasi

Vladimir Putin mostra i muscoli. «L’embargo russo nei confronti del settore agro-alimentare straniero, introdotto per rispondere alle sanzioni dai nostri “cosiddetti partner”, si è rivelato positivo per l’economia del Paese e dovrebbe restare in vigore il più a lungo possibile». Lo ha detto all’agenzia Interfax. Putin ha spiegato che grazie all’embargo ci sono prodotti migliori e più a buon mercato e che dunque è «negli interessi dei consumatori». A soffrire per le sanzioni imposte a Mosca – scrive l’Ansa – è stato sicuramente il settore manifatturiero italiano che, dalla sera alla mattina, ha visto chiuso un mercato considerato florido. Nel solo 2015 il nostro Paese ha dovuto rinunciare al 25,2 per cento delle esportazioni verso la Russia con una perdita secca da oltre 3,6 miliardi di euro. «Dati ulteriormente aggravatasi – si legge su Il Giornale – nel primo trimestre del 2016, quando secondo i dati Sace (l’agenzia per i crediti all’export) abbiamo perso un altro 13,9. Le ripercussioni più dure, secondo le analisi della Cgia di Mestre, sono state registrate dai comparti produttivi della Lombardia con perdite superiori a 1,18 miliardi, dell’Emilia Romagna con ammanchi da 771 milioni e di un Veneto dove la decrescita ammonta a 688 milioni». Queste cifre – racconta Gian Micalessin – diventano da brivido se si vanno ad analizzare «i singoli settori azzoppati dalle ritorsioni russe. I produttori dell’agroalimentare e della meccanica, vere punte di lancia delle nostre esportazioni verso Mosca, hanno dovuto rinunciare rispettivamente al 36 e al 37 per cento del loro giro d’affari. E non ridono neppure gli industriali del mobile che hanno visto sfumare 400 dei 900 milioni d’euro fatturati fino a prima delle sanzioni». A farne le spese sono soprattutto le piccole medie imprese del manifatturiero. La denuncia è arrivata la scorsa primavera da Roberto Snaidero presidente di Federlegno Arredo: «I colossi tedeschi o americani dalle spalle larghe sono riusciti a sopravvivere meglio a questi colpi molti miei colleghi, titolari di aziende che avevano un canale di sbocco unico in Russia e vivevano di quell’export hanno subito una batosta tremenda». E intanto Putin guarda oltreoceano, a quegli Usa che hanno voluto l’embargo. il presidente russo – scrive il Corriere della Sera –  ha fatto intuire che è sulla stessa linea del presidente neo-eletto su alcune questioni: «Per quanto riguarda le dichiarazioni di Trump a proposito del fatto che vorrebbe riportare le imprese industriali negli Stati Uniti e creare posti di lavoro nel suo paese d’origine, che cosa c’è di male in questo?». «Gli Stati Uniti sono una delle principali economie del mondo e il benessere dell’economia globale dipende in misura sostanziale dallo sviluppo degli Usa e dal modo in cui riusciranno a risolvere i problemi odierni, primo fra tutti quello del debito sovrano».

http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/europa/2016/11/22/putin-bene-lembargo-resti-il-piu-possibile_94565a03-ff15-477c-911b-7519ee9154c8.html

http://www.ilgiornale.it/news/politica/litalia-si-inginocchia-agli-usa-e-putin-prepara-vendetta-1321189.html

http://www.corriere.it/esteri/16_novembre_21/putin-trump-ora-vogliamo-normalizzare-rapporti-apec-69f217a8-afb5-11e6-a471-71884d41097a.shtml?refresh_ce-cp

foto tratta da http://blogs.ft.com/photo-diary/tag/vladimir-putin/

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