di Maurizio Sacchi
Quale sarà il futuro dei Paesi Brics? Lo sconvolgimento non solo dei mercati, ma anche degli equilibri mondiali, che effetti avranno su questa alleanza che riunisce, oltre ai quattro fondatori – Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica – anche Egitto, Etiopia, Emirati Arabi, Iran, e infine Indonesia ? La prima osservazione al riguardo è che la imprevedibilità dell’Amministrazione americana, sul tema dei dazi, e non solo, rende quasi impossibile predirne le conseguenze. La mossa trumpiana può somigliare a un giocatore di carte che rovescia il tavolo, obbligando tutti a raccogliere e rimescolare il mazzo. Per quanto riguarda i Brics+. come sono stati ribattezzati dopo l’allargamento, distinguiamo almeno in tre grandi temi che li riguardano: l’aspetto economico, quello diplomatico-politico, e quello strategico-militare.
L’economia
Uno dei temi che occupavano un posto importante nell’agenda Brics+ era quello della creazione di una moneta comune, alternativa al dollaro. Passi importanti in questa direzione erano stati compiuti ad esempio nel summit del 2023, con la creazione di una nuova valuta di riserva che combina le valute BRICS ed è sostenuta da metalli preziosi. Questa valuta virtuale è già stata utilizzata negli accordi per la forniture energetiche, ad esempio fra Russia e India. Ma India e Brasile recentemente hanno dichiarato di non avere intenzione di abbandonare il dollaro come moneta di scambio internazionale. La politica dei dazi di Donald Trump ha gettato nell’incertezza tutto il panorama economico mondiale, che pare attendere, in un clima di forte preoccupazione, gli effetti di questa guerra commerciale. E questo vale anche per il futuro del biglietto verde, e per quella sua concorrente in embrione, che pare aver fatto passi indietro anche prima di questo terremoto.
Diplomazia e politica
La nascita dei Brics ha assunto fin dall’inizio la caratteristica di un’opposizione al predomino degli Usa, dell’Europa, e dei loro alleati globali – Giappone, Canada, Corea del Sud, Australia ed altri – collocando di fatto la Cina, che rappresenta da sola il 70 percento del Pil dei Paesi membri, come leader del cosiddetto “Sud globale”. Ora che Trump ha di fatto spezzato l’alleanza con i suoi alleati mondiali, il quadro è destinato a mutare. L’ Unione europea, ad esempio, ha già ventilato l’ipotesi di cercare nuovi partner commerciali, come il Mercosur latinoamericano, o le Nazioni del Sudest asiatico, a loro volta impegnate con l’Asean a rafforzare i legami economici, e non solo, proprio per essere pronte ad affrontare il nuovo ordine mondiale, che è stato definito già da molti come una “nuova Yalta”, nella quale le tre grandi superpotenze si propongono di spartirsi le zone d’influenza, lasciando gli altri Paesi ad assistere passivamente a questa distribuzione. Di qui l’urgenza per questi ultimi di fare sistema – discorso che vale anche per l’Unione Europea – consapevoli del fatto che per avere qualche voce non possono presentarsi in ordine sparso e frammentati. Questa possibile, ma non certa, aggregazione va al di là del solo ambito economico, e assume anche un significato politico, almeno in prospettiva. E qui uno dei punti fondanti dei Brics+ andrebbe in crisi, perché i due pilastri principali dell’alleanza, Cina e Russia, appartengono alle grandi potenze che dovrebbero spartirsi il Pianeta.
Strategia e potere militare
Da questo punto di vista, i Brics+ sono sempre stati lontani, considerando che, ad esempio, gli attriti pluridecennali fra i due colossi demografici, Cina e India, sono sempre stati evidenti. La linea di confine che li separa è la più militarizzata del Pianeta, e anche per quanto riguarda il mare, trai due Paesi è in corso una corsa al riarmo, in difesa di quelle che considerano le acque di proprio interesse. Anche la vicinanza fra Cina e Russia nel caso della guerra in Ucraina appare più come una mossa tattica, volta ad indebolire il fronte Nato, che non una convergenza di interessi e di fiducia fra i due sul medio periodo. D’altra parte i Brics non si sono mai proposti di allearsi sul piano strategico, concentrando i loro sforzi sul piano economico e, in parte, diplomatico. Gli effetti sul piano militare dell’attuale disordine mondiale riguardano per ora più i singoli Stati membri, che non l’alleanza nel suo complesso. Al momento, la tensione crescente nello stretto di Taiwan ha indotto a pensare che la Rpc possa considerare questo il momento per impossessarsi dell’isola, che da sempre considera parte integrante del suo territorio nazionale. Magari prendendo come spunto le pretese americane su Groenlandia e Panama.
In sintesi, la situazione attuale pare destinata a indebolire, più che rafforzare, i Brics+, anche se in che modo si disporranno i nuovi equilibri mondiali é presto per dirlo. Occorrerà che le carte cadute dal tavolo siano raccolte e redistribuite e che la nuova partita inizi.
nell’immagine, il summit Brics+ del 2024
https://en.wikipedia.org/wiki/BRICS#/media/File:16th_BRICS_Summit_family_photograph_(2024).jpg