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Il futuro in salita della Germania

di Pietro Malesani da Berlino*

“La Germania ha votato per un cambiamento e per avere un governo di centrodestra” dice la leader della formazione di estrema destra AfD Alice Weidel, commentando a caldo il risultato del voto in Germania. Ed è difficile darle torto. Domenica 23 febbraio in Germania si sono tenute le elezioni federali, un appuntamento che ha visto le forze politiche di destra prevalere in maniera netta.

I conservatori della CDU ed il loro candidato Friedrich Merz sono emersi come primo partito, con un consenso del 28,5 per cento. Si tratta della stessa formazione che per lunghi anni, dal 2005 fino al 2021, ha governato con Angela Merkel. Ma in breve tempo è cambiata radicalmente: le idee centriste di Merkel sono state messe da parte da Merz e la CDU si è spostata nettamente a destra. Rinnega l’accoglienza di oltre un milione di siriani e vorrebbe un approccio duro verso l’immigrazione, propone un significativo smantellamento dello stato sociale, è disinteressata ai diritti civili.

Al secondo posto si è classificata invece una formazione di destra estrema, Alternative für Deutschland (AfD), che ha superato il venti per cento dei consensi ed ha ottenuto il miglior risultato della propria breve storia politica. Il partito ha posizioni davvero radicali: ultranazionalista ed identitario, apertamente razzista e contrario all’islam, mostra un disprezzo per i meccanismi democratici. E nel corso dell’ultima campagna elettorale ha puntato sull’idea di “remigrazione”, un progetto di deportazione dei migranti presenti in Germania, che comprende anche coloro che hanno ottenuto la cittadinanza o l’asilo politico. I due partiti hanno ottenuto insieme più del 50 per cento dei voti ed è quindi logica la richiesta di Weidel di coalizzarsi, formando un governo di destra. “Gli elettori hanno chiesto una svolta ed ora si aspettano che questa si realizzi. E noi siamo pronti per collaborare con la CDU, la nostra mano è tesa” dichiara.

Tuttavia è molto difficile che questo accada e le frasi della leader di AfD vanno lette piuttosto come delle provocazioni. L’estrema destra in Germania è infatti isolata dagli altri partiti, che rifiutano di lavorarci insieme a causa delle sue posizioni, giudicate antidemocratiche ed inaccettabili. Nelle ultime settimane, in realtà, c’è stata una prima collaborazione tra CDU e AfD su una proposta di legge. Ma ufficialmente l’isolamento resta in vigore e Merz ha
dichiarato a più riprese che non si alleerà mai con l’estrema destra. Con ogni probabilità, quindi, il prossimo governo sarà composto dalla CDU e da uno – o più – dei partiti usciti sconfitti dalle elezioni. I più quotati sono i socialdemocratici (SPD), che possono contare su un numero di seggi sufficiente per formare una maggioranza con i
conservatori.

Tuttavia, la presenza della SPD nel prossimo governo sarebbe in parte contraddittoria: il partito di centrosinistra è stato nettamente bocciato dalle urne a causa di un’esperienza di governo deludente. Lo stesso discorso vale per i Verdi, che probabilmente non entreranno nel prossimo esecutivo ma si sono detti pronti a farlo: anche loro hanno governato fino ad ora e a loro volta hanno deluso gli elettori, che gli rimproverano in particolare le scelte a favore del riarmo e i troppi compromessi sul clima.

Entrambi i partiti starebbero meglio all’opposizione, dove non sarebbero costretti a fare troppi compromessi e potrebbero riflettere su quale direzione prendere per provare a risollevarsi. Non è possibile, però (almeno per la SPD): l’isolamento dell’estrema destra e il fatto che ora AfD abbia ora circa un quarto dei seggi non lasciano molte opzioni per formare un governo ed obbligano i maggiori partiti a coalizzarsi.

Chi esce dal voto in maniera trionfale e potrà invece permettersi di stare all’opposizione è Die Linke, la sinistra. Il partito era in crisi, sempre più distante dai lavoratori e al tempo stesso incapace di costruire un sostegno tra i giovani e i più progressisti, che gli preferivano i Verdi. All’inizio del 2024 era stato toccato il punto più basso: un gruppo di deputati con idee più conservatrici su migranti e diritti civili avevano abbandonato la formazione, aderendo al neonato BSW di Sahra Wagenknecht. Facendo sprofondare la Linke nei sondaggi e minacciando la sua stessa sopravvivenza. In realtà, è stata l’occasione per ripartire. Sotto la guida della giovanissima Heidi Reichinnek il partito si è modernizzato e si è dato un’identità più precisa, come forza progressista e attenta ai diritti civili e sociali. Una strategia che ha pagato soprattutto nelle ultime settimane, quando la CDU ha collaborato per la prima volta con AfD e molti elettori hanno visto nella Linke la forza più affidabile contro la destra.

 * Fendinebbia

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