di Raffaele Crocco
In questa cinquantaquattresima settimana dall’invasione russa dell’Ucraina, la parola chiave è diventata Bakhmut. Attorno e ormai dentro la città dell’Est del Paese, si combatte una battaglia non risolutiva, ma importante- E non solo per l’aspetto militare, dicono gli osservatori e gli analisti. La battaglia è l’ennesimo bagno di sangue di questa guerra, costata – forse – già 200mila vite umane. I russi all’offensiva stanno perdendo, secondo alcune voci, 500 uomini al giorno fra morti e feriti. Gli ucraini rispondono gettando in prima linea reparti poco addestrati e scarsamente protetti da artiglieria e mezzi corazzati. E’ un macello. I cadaveri restano sul campo di battaglia. Nessuno fra attaccanti e difensori ha tempo di raccoglierli.
Gli osservatori militari ribadiscono il concetto: la conquista di Bakhmut per i russi sarebbe importante, ma non sufficiente per pensare di piegare la guerra a loro favore. Per essere davvero efficace, l’offensiva dovrebbe proseguire verso le città di Sloviansk e Kramatorsk e la cosa è tutt’altro che semplice. L’area non è un centro nevralgico e la città è talmente distrutta da non servire nemmeno come base logistica. Da parte ucraina, la perdita della città sarebbe dolorosa, ma non comprometterebbe, al momento, le capacità di resistenza complessiva. Eppure, il Presidente Zelensky ha ordinato la “difesa ad oltranza”, mettendosi anche contro il proprio Stato Maggiore, più propenso ad una ritirata tattica.
A spiegare le ragioni di tanta furia e determinazione è il segretario alla Difesa statunitense, Lloyd Austin, assieme al think tank Isw. In pratica, sostengono che la battaglia per Bakhmut è diventata strategicamente significativa a causa della composizione delle forze russe nell’area. A guidare l’offensiva, infatti, sono gli elementi d’elite della Wagner, l’organizzazione di mercenari che opera per conto di Mosca. La resistenza della città, con i molti caduti, sta falcidiando la truppa mercenaria ed un altro corpo d’elite russo: le truppe aviotrasportate. Sono elementi, dicono gli analisti, difficili da sostituire e che potrebbero degradare la capacità operativa delle forze armate del Cremlino.
C’è poi un aspetto politico, sottolineato da una nota dell’Isw: la battaglia sta danneggiando la reputazione e il potere in Russia del capo della Wagner, Yevgeny Prigozhin (nell’immagine sotto). Nella nota, Isw scrive che