Mali, la piazza non si ferma

Il presidente Kaita tenta di mediare ma il Movimento 5 giugno insiste: deve dimettersi

Il Movimento 5 giugno, un vasto movimento popolare la cui ultima manifestazione di massa si è svolta venerdi scorso in Mali, ha respinto domenica le concessioni fatte sabato del presidente Ibrahim Boubacar Keita nel tentativo di risolvere una forte crisi politica che non si ferma e che vede la piazza chiedere le sue dimissioni. E’ accusato di una politica economica disastrosa e corrotta, inasprita dai problemi relativi alle restrizioni imposte dalla diffusione del Covid-19 nel Paese africano (a oggi comunque solo 2.617 casi e 11 decessi accertati).

Il movimento, che fa capo a un influente leader religioso, Mahmoud Dicko, ha organizzato tre manifestazioni in meno di due mesi cui hanno partecipato decine di migliaia di manifestanti che hanno invaso la capitale Bamako ma anche altri centri del Paese. L’ultima, venerdi, ha visto gli scontri protrarsi anche sabato: ne è seguita la morte di almeno 4 manifestanti e l’arresto di molti altri tra cui sei leader di spicco del movimento.

Keita ha annunciato in un discorso sabato la sua intenzione di sciogliere la Corte costituzionale e che sarebbe pronto ad accogliere le raccomandazioni formulate il mese scorso dal blocco regionale ECOWAS – scrive Al Jazeera – secondo cui si rende necessario ripetere parte delle contestate elezioni legislative del marzo scorso. Ma al M-5 non basta. I dimostranti chiedono le dimissioni di Keita e non un tentativo di maquillage anche se proprio le contestazioni alla Corte sono uno dei punti al centro delle proteste.

In copertina un fermpo immagine di un video dell’Afp delle ultime manifestazioni

Nel testo l’imam Dicko in un articolo di Archyde

(Red/Est)

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