Nuove nubi sul sandinismo degli Ortega

Continua la violenza in Nicaragua. Secondo l'Organizzazione degli Stati Americani sono trecento i morti tra gli oppositori di Ortega da aprile 2018

di Maurizio Sacchi

La Commissione interamericana per i diritti umani (IACHR) ha sollecitato lo Stato del Nicaragua a porre fine alla repressione e agli arresti arbitrari avvenuti nel quadro della crisi socio-politica che ha colpito questo paese. “E’ urgente e indispensabile per fermare la repressione e gli arresti arbitrari, così come le nuove forme di violazioni che vengono segnalati”, ha chiesto Antonia Urrejola, relatore per il Nicaragua nella Commissione, per fornire una relazione sul loro lavoro in questo paese.

Secondo il presidente dell’Associazione nicaraguense per i diritti umani (ANPDH), Álvaro Leiva, dal 18 aprile, inizio della crisi in Nicaragua, circa 309 persone sarebbero morte, per mano del regime o delle forze paramilitari che lo sostengono. Secondo Leiva, delle oltre 300 persone che sono morte, 56 persone non sono state ancora identificate, ma ci sono documentazione e fotografie dei casi.

E’ un ulteriore colpo all’immagine di Daniél Ortega, attuale presidente del Nicaragua e leader della rivoluzione Sandinista, che dopo aver sconfitto il dittatore Somoza nel 1979, fu eletto a capo della Giunta di Ricostruzione Nazionale, e poi presidente, con un consenso superiore al 60 per cento, nell’85.

Con un processo elettorale che, dopo alcune polemiche, che già allora parlavano di regime, fu dichiarato trasparente ed equo dagli osservatori dell’ONU. In seguito, perse le elezioni successive, nel 1996 e nel 2001, il Sandinismo passò all’opposizione. Prima del mandato attuale. Che però non pare altrettanto al sicuro dai controlli e dai giudizi delle organizzazioni internazionali.

Sul suo governo si addensano da tempo gravi e attendibili accuse. Oltre a quella di aver isolato il Paese dalla comunità internazionale, e di aver instaurato un sistema di clientelismo e corruzione, vi è l’episodio della figliastra, avuta dalla moglie Rosario Murillo in un precedente matrimonio, e attuale vice-presidente del Nicaragua.

Nel 1998 la figlia della moglie, Zoilamérica Narváez, , ha dichiarato di essere stata sistematicamente stuprata da Daniél Ortega sin dal 1979, quando aveva 9 anni. La madre ha però smentito la figlia, e il caso è stato insabbiato e archiviato dalla giustizia nicaraguense.

Anche la figura della moglie Rosario Murillo, ora capo di governo, e prima potentissima responsabile per la comunicazione del Sandinismo, ne è uscita quindi colpita. Si tratta di un colpo grave, perchè Murillo, nel corso della sua lunga relazione con Ortega -la coppia ha avuto otto figli – è considerata l’artefice del cambio di linea politica del marito negli anni successivi al ’90, portandolo da una linea marxista-leninista a una posizione più moderata, di ispirazione social-democratica. Ma vi sono state scelte che confliggono anche con questa nuova linea, come quello di dichiarare il “totale e definitivo” rifiuto dell’aborto da parte del Partito Sandinista.

Questo dà altri argomenti a chi sostiene che il regime abbia abbandonato ogni ideale, relegato alla sola retorica, e che in realtà si muova solo in una logica di conservazione del potere. E ora anche la Chiesa cattolica si è discostata decisamente dal governo nicaraguense. In una recente visita al Vaticano, il cardinale Leopoldo José Brenes, arcivescovo metropolitano di Managua, ha definito la crisi sociopolitica in Nicaragua “una situazione” “più dura della guerra”, in una intervista a Roma, prima di incontrare Francesco I.

Durante l’intervista, il cardinale ha detto che i nicaraguensi che protestano, e che hanno lasciato morti nelle strade, “hanno sentito la vicinanza del Papa”. Gli oltre 300 morti denunciati sono stati contati a partire da 18 aprile. Il giorno in cui Amnesty International, e la Organizzazione degli Stati Americani, hanno denunciato la “violenta oppressione” instaurata nel più grande dei Paesi dell’Istmo Centroamericano.

*In copertina una foto tratta da www.ilmanifesto.it

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