Profughi, il patto italiano con il Niger

di Andrea Tomasi

È passato sotto silenzio, o quasi, l’accordo primaverile tra l’Italia e il Niger. Il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, con i ministri Minniti e Alfano, ha siglato il contratto con il presidente del Niger, Mahamadou Issoufou. È un Paese considerato strategico, così come lo sono la Turchia e la Libia (ma anche Nigeria, Somalia, Mali e Costa d’Avorio). Ci vuole investire Bruxelles (e quindi Roma) perché anche dal Niger partono i migranti che cercano una vita nuova nei Paesi Ue. L’idea è di metterci i soldi al fine di ridurre i flussi di profughi. L’intesa Italia Niger comporta un impegno finanziario italiano di 50 milioni di euro. Il ministro Angelino Alfano ha dichiarato: «L’accordo rafforza la frontiera sud della Libia e di conseguenza la frontiera esterna dell’Europa».

Il Niger è territorio di transito nella rotta transahariana che parte dall’Africa occidentale arriva nella «polveriera libica». Fonti di Palazzo Chigi hanno riferito a La Stampa di Torino che «la logica di questi accordi è che i migranti vanno fermati o alla partenza o lungo il percorso, ma non sulle rive del Mediterraneo».

E Carlo Bertini fa notare che proprio in quest’ottica in marzo è stata riaperta la nostra ambasciata a Niamey. Certo i rapporti con il governo nigeriano non sono dei più facili e neanche facilmente sbandierabili davanti alla comunità internazionale. Quello di cui stiamo parlando è un matrimonio di interessi (reciproci).

Il presidente del Niger, a cui Gentiloni ha stretto la mano, non appartiene al club degli impresentabili ma di sicuro la sua non è una politica con la mano leggera con chi non la pensa come lui.

Il governo del Niger sta cercando di reprimere con ogni mezzo le voci di opposizione interna. Una corte nazionale ha recentemente condannato il leader della minoranza. L’accusa è quella di voler agitare le folle per rovesciare il governo. Parole che l’avvocato di El Hadj Amadou Djibo (questo il nome del leader dell’opposizione) considera strumento per zittire le legittime critiche.

L’esponente politico era stato arrestato il mese scorso dopo che aveva fatto un appello agli alleati: un invito a restare uniti contro il presidente per rimuoverlo dal potere con tutti i mezzi leciti.

E i soldi italiani a cosa serviranno? Si parla di sviluppo del Paese ma soprattutto di interventi per contenere i flussi migratori verso l’Europa (quindi l’Italia). «Con questi 50 milioni il Niger potrà istituire unità speciali di controllo delle frontiere, costruire e ristrutturare posti di frontiera e costruire un nuovo centro di accoglienza per i migranti» ha affermato Alfano.

I primi 10 milioni rischiano di restare i soli stanziati – è stato detto a Palazzo Chigi – resteranno gli unici «se dopo un certo lasso di tempo il gruppo di monitoraggio non verificherà che vi sia stata una prima diminuzione dei flussi migratori verso la Libia e un aumento rimpatri dal Niger verso i Paesi di origine». Come dire: o i soldi li usate per fermare la fuga dei disperati che affollano le nostre coste o non vi diamo più soldi.

 

http://www.lastampa.it/2017/04/01/esteri/dallitalia-milioni-al-niger-per-rinforzare-le-sue-frontiere-in-chiave-anti-migranti-2VId9tJDS08TDLWN0UeBAP/pagina.html

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